domenica 2 dicembre 2007

Il Capo dei Capi. Una polemica inutile nell'era dell'emulazione?


Nei primi anni del Duemila quando la Fiction storica fa la sua comparsa sui teleschermi, quello che salta all'occhio è che gli eroi rappresentati, soprattutto i protagonisti, sono degli "eroi mimetici": persone comuni dalla moralità spiccata, portatori di valori positivi e che alla fine dei fatti risultano sempre dei "vincitori". [1]
Questi personaggi traducono il bisogno di bene dello spettatore del XXI secolo ormai quotidianamente bersagliato da immagini di guerre e morte. La fiction storica in quegli anni porta sullo schermo personaggi come Giorgio Perlasca (Perlasca un eroe italiano, regia di Alberto Negrin, Rai Uno 2002) o Giovanni Palatucci (Senza confini, regia di Fabrizio Costa, Rai Uno 2001) lì a sottolineare come anche una persona "comune", guidata dal bene, possa diventare un Eroe. Tale messaggio ha un evidente scopo: quello di dare fiducia allo spettatore ormai rassegnato ad un presente negativo e ad un futuro senza speranze per le nuove generazioni.

Ma da un pò di tempo in Italia si assiste ad un'inversione di tendenza.
Accanto ai tanti "Buoni" della finzione televisiva, assumono un ruolo di primo piano anche i "Cattivi", ora non più come antagonisti ma come protagonisti della prima serata in Tv.
Così nel febbraio del 2007 viene messa in onda la miniserie L'Ultimo dei Corleonesi (regia di Alberto Negrin, Rai Uno 2007), fiction in cui si ripercorrono le tappe dell'ascesa al potere del clan dei Corleonesi e dei suoi capi storici: Navarra, Liggio, Riina e Provenzano.
Di lì a poco Mediaset risponde con un' altra fiction sui Corleonesi, L'ultimo padrino per la regia di Marco Risi. La mafia diventa dunque protagonista del più popolare genere televisivo, ottenendo peraltro ascolti record.
Ma il caso più eclatante è proprio di queste ultime settimane: Il Capo dei capi (regia di Enzo Monteleone, Canale Cinque 2007), fiction in sei puntate sulla vita del boss Totò Riina, diventa un caso mediatico dell'attuale stagione televisiva.
Un successo da 27% di share porta però con sè anche tante polemiche, come quelle del ministro Clemente Mastella che senza esitare afferma: "«Non credo che la tv, neppure quella privata, possa inneggiare al Capo dei capi..." [2].
L'affermazione del ministro non è condivisibile se soltanto si pensa che la sceneggiatura - fedele alle vicende che hanno caratterizzato l'ascesa di Riina a boss dei Corleonesi - è firmata da Claudio Fava, il cui padre, il giornalista Giuseppe Fava, è stato una delle più "celebri" vittime della mafia.
E' evidente, a mio avviso, che la fiction non sia un inno alla mafia, che non ci sia l'intenzione da parte di regista e sceneggiatori di inneggiare ai crimini perpetrati dall'organizzazione.

Di contro, analizzando il problema in rapporto al pubblico che ha seguito la fiction, certe valutazioni vanno fatte.
Chi - la maggior parte degli Italiani - vede nella Mafia solo una vergogna per la Sicilia e un cancro da estirpare dall'Italia, non può condividere l'opinione del ministro in quanto della fiction percepisce il vero senso. Il film vuole infatti essere la descrizione della parabola discendente, dell'inevitabile fallimento di un uomo che ha raggiunto il potere - un potere effimero - grazie alla violenza. Vuole descrivere l'immoralità della mafia e il desiderio di giustizia della nostra terra.
Sfortunatamente però il pubblico televisivo è anche altro.
Davanti alla tv, ogni sera, ci sono anche quelle persone "dalla mentalità mafiosa" che, nonostante non lo si voglia accettare, esistono ancora. Ma ci sono soprattutto quegli adolescenti che in questi ultimissimi anni hanno riempito tante pagine di cronaca nera, presi da un'irrefrenabile tentazione al male.
Viviamo in un'epoca in cui molti giovani per essere "capi" all'interno della propria cerchia danno sfogo ad ogni sorta di violenza fisica e psicologica nei confronti dei più deboli. Il rispetto pensano di ottenerlo con il terrore, con la minaccia, con la brutalità.
Sono quegli stessi giovani che oggi preferiscono seguire o addirittura emulare quegli esempi negativi che la Tv continuamente gli offre. Diventa così comune che Erika; che ha sterminato la sua famiglia con il fidanzato Omar; riceva proposte di matrimonio in carcere e che Amanda Knox; indagata per l'omicidio di Meredith Kercher; riceva decine di lettere di teenager che le esprimono solidarietà e ne lodano la bellezza e la grazia.
In un'epoca in cui la Televisione è sempre più cassa di risonanza per certi messaggi negativi, viene da chiedersi: il Riina televisivo non è forse un esempio negativo che si presta ad emulazione? Non è un esempio "alla portata di tutti", facile da imitare per chi crede che il potere si conquista con la violenza?
E ancora: Non si dà forse troppa voce a chi di certa mentalità mafiosa ancora vive e si nutre?
Quello che in questi giorni fa pensare, è sentir parlare certi ragazzini di un quartiere popolare di Catania utilizzando la terminologia e il tono del boss televisivo e ancor peggio sentirli inneggiare alla mafia.

Lungi dal fare polemica sul prodotto - a mio avviso molto buono - mi chiedo: La Televisione aveva davvero bisogno di proporre al pubblico un nuovo mito negativo, facendolo diventare addirittura Protagonista di una fiction?

Mi piace pensare che ci siano altri modi per parlare di Mafia e denunciarne i crimini, in tv come al cinema. Mi piace più pensare ai Cento passi di Peppino Impastato che alle "Mille" pallottole di Totò Riina...

A voi la parola!

Ps Vi consiglio di leggere un bell'articolo su "Il capo dei capi" sul blog http://rockspolitik.blogspot.com/.

Nella foto: una scena della fiction Il capo dei capi. Fonte www.lastampa.it/

[1] M. Bonanno, Storie e Memorie. La fiction italiana, l'Italia nella fiction, Rai Eri, Roma 2003.
[2] S. Robiony, Mastella attacca il capo dei capi da www.lastampa.it, 27-11-2007.

5 commenti:

Grazia ha detto...

Credo che riflettere sull'influenza della TV sulla scocietà di oggi abbia più senso che in passato, soprattutto quando veniamo bombardati da stereotipi così radicati e purtroppo ambigui...

Anonimo ha detto...

Giustissimo, brava!

Anonimo ha detto...

Ciao Irene,
non ho visto la serie televisiva e quindi non posso esprimere pareri sul film. Ho apprezzato pero' molti dei tuoi commenti e colgo l'occasione per aggiungere qualche considerazione personale e qualche spunto di riflessione. A mio parere focalizzi bene il problema del pubblico seduto in poltrona che x vari motivi; bambini, denigratori della nostra sicilia,conniventi con un certo potere possano trarre uno spunto negativo dalla visione di una fiction del genere. Purtroppo temo che le uniche motivazioni che spingono i responsabili della programmazione dei nostri network siano quelle dell'audience, dello share e dei soldi che sara possibile o meno guadagnare facendo un dato film o programma etc. Penso pure che negli ultimi anni ci sia stato un eccesso di spettacolarizzazione del fenomeno mafioso attraverso programmi giornalistici di pseudo approfondimento libri e fictions ma in realta' questo non porta affatto a una migliore conoscenza del fenomeno mafioso ne tantomeno a una seria lotta alla mafia.
Visto che sei una studiosa del fenomeno vorrei proporti un altro spunto di riflessione. Qualche tempo fa sono uscite una serie di fiction anche sul canale statale che mi sembrava avessero lo scopo di rivisitare alcune verita' storiche allo scopo di porre sotto un ottica diversa alcuni fatti accaduti in un certo periodo della storia Italiana. Mi riferisco a film tipo quello sulle Foibe e altri di cui adesso non ricordo il titolo. Mi sembrava che fosse un tentativo dell'allora governo di centrodestra di porre in cattiva luce alcuni sentimenti politici o fare si che passasse il messaggio che erano tutti la stessa cosa.
Mi piacerebbe avere un tuo parere in merito.

Ciao
Angelo Mottese

p.s. Grazie x avere ricordato "i cento passi" di Peppino Impastato

Anonimo ha detto...

Angelo grazie del commento!
Condivido assolutamente le tue opinioni.
Della fiction sulle foibe che hai citato ne ho proprio parlato nella mia tesi e pubblicherò presto un articolo a proposito. Lì è stato palese come la strumentalizzazione politica e la necessità di fare ascolti abbiano mortificato la storia.
A presto, scrivi quando vuoi che fa piacere! ;)

Irene

Irene Maugeri ha detto...

La Televisione ha effettivamente un potere enorme che in certi casi può essere assolutamente distruttivo o comunque nocivo.

Grazie mille per il commento Grazia!