
Graziella Campagna.
http://it.wikipedia.org/wiki/Graziella_Campagna
Fino a qualche settimana fa molti di noi non sapevano neanche chi fosse.
Neppure noi Siciliani. Eppure Graziella era una di noi, siciliana di Saponara.
Una giovane e, come capita spesso, innocente vittima della mafia.
Oggi una fiction Rai ha il merito di averci fatto conoscere questo nome e di aver dato la giusta visibilità ad una storia drammatica: un percorso alla ricerca della giustizia assurdamente negata.
Una fiction che non è poi così fiction dato che, come conferma la famiglia Campagna, la storia è stata raccontata nel rispetto totale dei fatti.
Si tratta del film tv "La vita rubata" (regia di G.Diana) trasmesso ieri in prima serata da Rai Uno.
La fiction sintetizza in appena 140 minuti il calvario della famiglia Campagna durato ben 23 anni. Tanti anni sono infatti passati dall'uccisione di Graziella nel 1985 e ancora oggi è in corso il processo ai suoi carnefici.
Ma si può morire di mafia pur essendo innocenti e per un caso della vita?
La fiction ci ricorda di sì e ci dice che oltre alle vittime "eccellenti" della mafia, esistono tante altre vittime sconosciute o dimenticate dalla storia le cui morti sono altrettanto tristemente emblematiche della crudeltà della mafia.
La fiction è riuscita a mio avviso a raggiungere in maniera diretta il pubblico che l'ha seguita numeroso (più di 7 milioni e mezzo di telespettatori).
Se per un verso non si può dire che il film sia un prodotto televisivo eccellente (la regia non brilla per originalità, le capacità recitative di alcuni attori non raggiungono il massimo,il montaggio non è eccellente, ...)di contro si può dire che ha il merito di aver messo in luce una vicenda dimenticata, facendolo con semplicità, senza eccessi e con la dovuta aderenza ai fatti narrati.
La regia del film infatti ha evitato in maniera netta gli eccessi di emozioni in scena per favorire i dialoghi tra i protagonisti, volti a spiegare i diversi passaggi che hanno portato alla cattura degli assassini di Graziella.
Quindi: niente eccesso di sangue e spari, niente eccesso di lacrime e grida.
Cosa strana per una fiction di mafia in prima serata!
Beppe Fiorello ha interpretato al meglio, con notevole sensibilità, il ruolo di Pietro Campagna, il fratello carabiniere di Graziella artefice della cattura degli assassini della ragazza.
Si può ben dire che l'intero film ruoti intorno alla figura di Pietro, le cui parole però sono volte a sottolineare l'importanza di quello o quell'altro personaggio all'interno della storia.
Così dalle sue parole capiamo bene tutto l'amore della famiglia Campagna nei confronti della figlia minore e tutto il dolore e la frustrazione dovuti a 23 anni di continua ricerca di giustizia e verità.
Dalle sue parole comprendiamo anche le mancanze di tutte quelle istituzioni dormienti o addirittura colluse con la mafia che hanno rallentato se non addirittura impedito che giustizia fosse fatta.
E ancora di più. Grazie al percorso televisivo di Pietro finalmente viene restituita a Graziella la dignità che le spettava, così come dice oggi il vero Pietro Campagna intervistato durante la puntata di "Piazza Grande".
Dignità ritrovata perchè allora, dopo la scomparsa, in molti ipotizzarono una "fuitina" di Graziella con il suo giovane fidanzato. Allora in molti preferirono darsi allo stupido pettegolezzo piuttosto che aiutare a ricercare la verità.
Oggi sono dunque soddisfatta di poter dire che la tv e la fiction particolare possono servire davvero a rendere onore a chi lo merita e a "fare pulizia" di pettegolezzi e notizie infondate.
Un film può in effetti denunciare la brutalità della mafia facendolo dal punto di vista della gente onesta che di questa brutalità è stata vittima.
Un film può raccontare i fatti senza per forza cadere nel "falso storico" e senza il bisogno di eccedere con le lacrime e le passioni forti, riuscendo peraltro ad ottenere grandi ascolti e critiche decisamente positive.
E raccontando la verità nuda e cruda, un film può rendere giustizia, almeno in parte, a chi questa giustizia la ricerca ininterrottamente da 23 anni.
Foto: il ritrovamento del corpo di Graziella in una delle scene de "La vita rubata". Fonte: www.repubblica.it



1 commento:
Irene hai proprio ragione! Si può raccontare una storia di mafia o comunque una storia vera senza bisogno di cadere in scene assurde e ridicole. Questa su Graziella Campagna è stata molto bella e significativa anche per questo, in piu ha ottenuto tanti ascolti. Un saluto, Alessandro.
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