giovedì 28 febbraio 2008

La cronaca in Tv: Un dolore mediatico


Se mi chiamassi Rosa e fossi una mamma di Gravina di Puglia straziata dal dolore per il ritrovamento dei cadaveri dei miei figli nel fondo di un pozzo, forse chiederei ai media di farmi vivere il mio dolore nel mio intimo senza farlo diventare un dolore mediatico.
Chiederei di non tartassarmi di domande inutili nel momento più atroce della mia vita: il riconoscimento dei corpi dei miei figli sul tavolo di un obitorio.
Se mi chiamassi Ciccio o Tore, forse chiederei a tutti di lasciarci riposare in pace e di non cercare per forza il dettaglio atroce sulla nostra morte al solo fine di strappare una lacrima o guadagnare ascolti.
Se fossi infine un giornalista capirei che questa penna che ho in mano o questo microfono rappresentano un privilegio e mi danno il diritto sacrosanto di informare l'Italia. Ma mi ricorderei ancora di più che il diritto di cronaca non mi dà il diritto di turbare con le mie domande insistenti tutte quelle vite spezzate da un dolore troppo grande.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Irene con poche righe (di pura sensibilità) hai sintetizzato un problema immenso, quello dell'etica professionale. Purtroppo molti giornalisti pur di fare scoop dimenticano cosa siano l'etica e il rispetto per la sofferenza altrui. Si dovrebbe fare un pò di pulizia.

Irene Maugeri ha detto...

Ciao, grazie del commento. Con questo mio intervento sono andata fuori tema rispetto all'argomento del blog ma ho sentito di dover scrivere. Questa storia mi ha impressionato. E ancora di più la brutalità di certi giornalisti senza scrupoli.
Baci e buona continuazione.

Anonimo ha detto...

Irene, non credo tu sia andata fuori tema. La tv ha il diritto/dovere di informare e di far conoscere anche la Storia di tutte quelle persone che, pur non essendo papi o condottieri, sono vittime di ingiustizie o di "sviste" da parte di chi ha il potere di cambiare le cose. Hai perfettametne ragione: è sempre più triste e scoraggiante il modo di fare tv o di dare informazioni oggi.
Grazia