mercoledì 6 febbraio 2008

PERLASCA UN EROE ITALIANO. Un esempio televisivo di "Fedeltà alle Fonti"


"Perlasca un eroe italiano" miniserie in due puntate sulla vicenda di Giorgio Perlasca viene trasmessa da Rai uno il 27-28 gennaio 2002 in occasione della Giornata della Memoria di cui si propone come celebrazione.

La regia dello sceneggiato è di Alberto Negrin, regista controverso e spesso criticato (si vedano i casi di "Io e il Duce" e "Il cuore nel pozzo") ma che da sempre rappresenta una garanzia di ascolti in una televisione sempre più dominata dalla Guerra dell'Audience.

Da un punto di vista prettamente televisivo il prodotto risulta gradevole e riesce ad ottenere degli ottimi ascolti riuscendo a toccare punte di 11 milioni di telespettatori.

La fortuna del prodotto si deve, senza dubbio, anche ad un cast di nomi noti che annovera su tutti Luca Zingaretti, Franco Castellano e Amanda Sandrelli, attori dal grande talento ma indubbiamente scelti per la grande notorietà presso il pubblico televisivo.

Se si considera quello detto fin qui notiamo che la fiction presenta tratti comuni a tantissime altre fiction d'epoca: Un regista e degli attori noti ed amati dal pubblico, una regia che seppur non presentando nulla di originale regala un prodotto dai ritmi narrativi che non permettono il calo della tensione drammatica.




Se però andiamo ad analizzare la ricostruzione storica dei fatti sullo schermo, ci accorgiamo che qualcosa in pù e di diverso è stato fatto rispetto alle decine di fiction storiche che vantano prestigiose consulenze storiche ma che il più delle volte si riducono a semplici nomi scritti sui titoli di coda.

La ricostruzione storica trova un punto di forza naturalmente nella sceneggiatura firmata da due nomi noti del cinema italiano: Stefano Rulli e Sandro Petraglia (sceneggiatori di "Mery per sempre", "La meglio gioventù", "Le chiavi di casa",...).

Il loro lavoro è qui supportato da due consulenti storici d'eccezione, in questo caso non due storici.
Si tratta di Enrico Deaglio, chiamato in qualità di esperto della vicenda in quanto curatore dell'inchiesta su Perlasca pubblicata nel 1991 nel volume "La Banalità del Bene" e di Franco Perlasca, figlio di Giorgio, in rappresentanza della famiglia del "magnifico impostore".

In particolare la collaborazione di quest'ultimo alla stesura della sceneggiatura risulta di particolare importanza ai fini della ricostruzione storica. La famiglia Perlasca ha infatti dichiarato di aver vagliato la sceneggiatura pagina per pagina accertandosi che i fatti narrati corrispondessero alla realtà storica, che le parole attribuite al protagonista non esprimessero idee diverse da quelle del vero Perlasca e che nessuna delle battute del personaggio potesse quindi prestarsi a tentativi di strumentalizzazione politica.

Per questo la famiglia ha perfino bocciato una prima stesura della sceneggiatura in cui apparivano dialoghi troppo politicizzati e in cui passioni amorose e sesso (inesistenti nella realtà dei personaggi raccontati) facevano da padroni lasciando al margine il dramma dei migliaia di ebrei di Budapest.

Grazie a questa fruttuosa collaborazione lo spettatore ha visto sullo schermo un prodotto generalmente fedele alle fonti a cui si ispira, quindi principalmente ai diari di Giorgio Perlasca pubblicati qualche anno fa nel volume "L'impostore".

Ma in un prodotto di finzione come appunto la fiction è normale che ad un certo punto ci sia la necessità da parte del regista di romanzare e nel caso della fiction di argomento storico, dar vita a dei "falsi storici".

Non è però del tutto il caso di "Perlasca un eroe italiano". Qui l'esigenza di romanzare per rendere certe scene più d'impatto emotivo sullo spettatore non equivale ad un "tradimento" delle fonti in quanto, sullo schermo la storia nei suoi passaggi fondamentali e le idee/azioni del protagonista rimangono inalterate rispetto alla realtà a cui si riferiscono.

Si prenda ad esempio una delle scene finali della miniserie.
Qui troviamo Perlasca nel momento in cui l'Armata Rossa sta per entrare a Budapest e i nazisti ungheresi si lasciano andare a violenze arbitrarie nei confronti degli ebrei. L'Italiano sentendo il peso del pericolo che incombe decide di organizzare un esodo di massa di circa 5.000 ebrei che dovrebbe attuarsi grazie ad un convoglio.

Se cerchiamo l'episodio dell'esodo nelle memorie di Giorgio Perlasca però non lo troviamo.
Del resto negli ultimi mesi del 1944 a Budapest non esistevano neanche le condizioni per attuarlo: mancavano i treni ed i posti di blocco nazisti erano così tanti sul territorio ungherese da rendere impossibile ogni tentativo di fuga di massa dalla capitale.

Il motivo del treno viene dunque inventato e proposto sullo schermo al solo fine di far passare in maniera forte un messaggio: Perlasca avrebbe vagliato tutte le soluzioni possibili pur di salvare vite umane.

Il motivo dell'esodo crea inoltre, a livello simbolico, un parallelismo tra i treni nazisti che conducevano alla morte e questo treno del falso console che avrebbe condotto alla libertà e quindi alla vita.

Pare inoltre esserci un chiaro riferimento al film "Train de vie" in cui però il motivo dell'esodo risultava più opportuno considerato il tono favolistico del film.

La finzione ha dunque preso il posto della realtà ma non ha mutato la sostanza dei fatti così come ci sono stati raccontati dallo stesso Perlasca e da alcuni storici dell'Olocausto ungherese.

La fiction su Perlasca può quindi essere considerata un buon esempio di programma divulgativo da consigliare a chi, non abituato alla lettura di testi specialistici, voglia conoscere la storia del falso console attraverso il mezzo televisivo.

La fiction dimostra inoltre che la tanto auspicata collaborazione alla pari tra consulenti storici e registi è possibile al fine di creare dei buoni prodotti di divulgazione storica che siano allo stesso tempo dei prodotti gradevoli, interessanti e di successo.

Più avanti analizzerò un'altra fiction di Negrin, "Il cuore nel pozzo" sulla tragedia delle foibe.
Lì vedremo come,al contrario, l'evidente tradimento delle fonti da parte di regista e sceneggiatori, porterà ad accese polemiche e duri scontri politici anche oltre confine e ad evidenti tentativi di strumentalizzazione politica.

Alla luce dei "disastri" politici e sociali che certe fiction, forse inconsapevolmente, possono provocare si deve dar atto a "Perlasca un eroe italiano" di essere riuscita a mettere d'accordo tutte le forze politiche del nostro paese.

Per una volta ci è stato risparmiato l'incivile tentativo di strumentalizzare una bella storia di umanità ed altruismo ai fini di portare avanti un'idea politica piuttosto che un'altra.

Questa volta la coscienza di tutti gli Italiani è rimasta al di sopra di ogni ideologia ed un prodotto televisivo dai bei contenuti ha potuto rimanere tale senza diventare terreno di scontro ma soltanto di civile incontro e serena riflessione.

NB I contenuti di questo articolo sono tratti dal mio lavoro " Come la Televisione racconta la Storia. La fiction su Giorgio Perlasca e le sue fonti". In quanto tali sono protetti e pubblicati sotto licenza creative commons.


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1 commento:

Anonimo ha detto...

Questa fiction è davvero fatta bene hai ragione. Di solito si vedono sempre programmi pieni di scene di sesso e amorazzi impossibili che lasciano in ombra tutto il resto, tutto il contesto storico. Questa invece allora fu una piacevole sorpresa, ma non hanno più fatto replice in tv? Bel blog, complimenti.

Maria Rosaria