
La Fiction storica si propone l'obiettivo di intrattenere il pubblico della prima serata e quello più ambizioso di divulgare la grande storia ad un audience immenso ed eterogeneo.
Ma può la Fiction, genere che per sua stessa definizione è “Finzione”, essere un mezzo adeguato a diffondere il sapere storico? E più in generale, che validità ha oggi la divulgazione della storia tramite il mezzo televisivo?
Ma può la Fiction, genere che per sua stessa definizione è “Finzione”, essere un mezzo adeguato a diffondere il sapere storico? E più in generale, che validità ha oggi la divulgazione della storia tramite il mezzo televisivo?
Da anni si assiste ad un acceso dibattito tra storici accademici promotori di un’approccio scientifico alla storia e sostenitori del testo scritto quale fonte per l’insegnamento di questa ed una fitta schiera di registi e autori televisivi convinti della validità del mezzo televisivo per la diffusione e l’insegnamento del sapere storico.
E’ fuori di dubbio che la semplificazione attuata da alcune trasmissioni modifichi in qualche modo la realtà storica. Questo è il prezzo da pagare in una televisione dominata dalla logica economica. Lo scopo è fare buoni ascolti e gli ascolti si devono conquistare. Chi crea un programma storico deve dunque rendere il prodotto il più gradevole possibile, anche a costo di fornire allo spettatore informazioni sommarie.
I temi trattati vengono dunque scelti soprattutto sulla base del gradimento del pubblico.
In Italia la stragrande maggioranza delle trasmissioni storiche degli ultimi anni parla della Seconda Guerra Mondiale, di Fascismo e di Nazismo, di Papi e di Santi in quanto gli ascolti hanno dato prova che questi siano i temi più apprezzati.
In Italia la stragrande maggioranza delle trasmissioni storiche degli ultimi anni parla della Seconda Guerra Mondiale, di Fascismo e di Nazismo, di Papi e di Santi in quanto gli ascolti hanno dato prova che questi siano i temi più apprezzati.
L’autore televisivo sa che le immagini che scorrono sullo schermo devono essere efficaci, di forte impatto sul pubblico, emotivamente toccanti. Il montaggio e la musica hanno in questo senso un ruolo chiave. Le immagini selezionate e montate vengono spesso scelte per il loro alto valore estetico, per la reazione forte che possono provocare nello spettatore e non per il loro valore di documentazione storica.
Nel caso della fiction storica è l’autore a farsi carico della scelta delle immagini da usare ed è sempre lui a decidere come fare il montaggio. Anche quando uno storico vi partecipa in qualità di consulente riveste dunque sempre un ruolo marginale, di poca incidenza ai fini della creazione della struttura narrativa del programma.
Lo storico Luigi Ganapini, ammettendo la validità dello strumento audiovisivo come mezzo di comunicazione e diffusione del sapere storico, mostra però qualche perplessità sul metodo utilizzato nel presentare l’immagine (sia essa cinematografica, documentaristica o fotografica).
Lo storico Luigi Ganapini, ammettendo la validità dello strumento audiovisivo come mezzo di comunicazione e diffusione del sapere storico, mostra però qualche perplessità sul metodo utilizzato nel presentare l’immagine (sia essa cinematografica, documentaristica o fotografica).
Ganapini sottolinea il fatto che l’immagine ha insita in sé la caratteristica di risultare vera, evidente, immediata a differenza del testo scritto le cui imprecisioni sono più facilmente identificabili.
Da qui viene spontaneo pensare al telespettatore che spesso vede certe fiction storiche pubblicizzate come “Storie vere" e che assiste alle trasmissioni dando per certo che la ricostruzione storica sia fedele e precisa. Lo spettatore dovrebbe invece assumere un atteggiamento critico nei confronti di ciò che vede, tenendo presente innanzitutto che la Fiction è un genere che si arroga il diritto di mescolare storia e finzione, senza che la differenza tra i due aspetti sia sempre evidente.
La grande storia risulta spesso solo uno sfondo e non sempre fedelmente ricostruito. Lo spettatore dovrebbe allora visionare la fiction considerandola un prodotto puramente artistico che può effettivamente essere un mezzo per divulgare un sapere storico ma che però a volte fa passare questo sapere in secondo piano rispetto all’esigenza di creare una storia avvincente che attiri più telespettatori possibili. [1]
Una soluzione al problema dell’eccessiva “manipolazione” della storia in Tv la suggerisce invece lo storico Guido Crainz, che propone una costante cooperazione tra registi e storici nella produzione di trasmissioni storiche al fine di migliorarne la qualità.
Una soluzione al problema dell’eccessiva “manipolazione” della storia in Tv la suggerisce invece lo storico Guido Crainz, che propone una costante cooperazione tra registi e storici nella produzione di trasmissioni storiche al fine di migliorarne la qualità.
Crainz fa alcune considerazioni sul ruolo che oggi ha lo storico quando viene chiamato come consulente per la realizzazione di documentari storici. Lo studioso premette che esistono documentari e fiction molto buoni realizzati da grandi registi senza la collaborazione di alcuno storico e prodotti meno buoni, se non pessimi, che contano invece la consulenza di uno storico: non è la presenza di un consulente storico a garantire la qualità di un programma e ciò è dovuto al ruolo marginale a cui lo storico è relegato nella creazione di trasmissioni storiche.
Da decenni il compito del consulente storico è subordinato a quello dell’autore del programma ed è limitato per lo più al fatto di correggere gli errori più grossolani e di dare delle linee guida sull’argomento trattato senza però mai partecipare alla costruzione del programma.
Crainz afferma allora che l’unico modo serio in cui uno storico può contribuire alla costruzione di un programma è quello di porsi come coautore del regista. Ciò significa che lo storico dovrebbe partecipare in prima persona alla traduzione narrativa – con parole e immagini – degli argomenti che si vogliono affrontare.[2]
La soluzione sarebbe auspicabile per la fiction storica per dare una nuova veste ad un genere che in Italia; nonostante l’enorme successo di pubblico; spesso si rivela povero di contenuti e approssimativo nel trattare grandi questioni storiche, politiche e sociali.
Il rigore scientifico di uno storico affiancato alla sensibilità di un regista talentuoso rappresenterebbe il binomio perfetto per la riuscita del prodotto.
Uno storico che abbia il potere di correggere o perfino “bocciare” una sceneggiatura troppo fantasiosa, lavorare sulle inquadrature e sul montaggio al fine di far passare il giusto messaggio, contribuire con il proprio parere alla ricostruzione di ambienti e costumi d’epoca, suggerire la giusta caratterizzazione di certi personaggi, scegliere la musica, decidere se usare o no delle didascalie per chiarire certi aspetti più complessi e così via, garantirebbe quella fedeltà al dato storico che troppo spesso è garantita solo dalle parole di registi e sceneggiatori ma che nella realtà dei fatti manca dallo schermo.
Ma se fino a qui abbiamo visto quale è l’approccio di alcuni storici al problema, ritengo opportuno citare anche l’intervento al dibattito di Sergio De Santis – giornalista e curatore di programmi storici per conto della Rai – che illustra quale è il punto di vista di chi crea le trasmissioni televisive e quali sono i problemi che si presentano nel momento della messa in onda.
De Santis parte innanzitutto dal presupposto che l’indagine sul passato condotta dalla televisione non può in nessun modo essere omologata alla ricerca storica tradizionale portata avanti dagli storici.
La Tv è qualcosa di “altro” che per la sua stessa natura non può permettersi scopi quali la didattica, la documentazione e la ricerca. Può invece essere un ottimo mezzo per la divulgazione, anche se lì subentra un problema di non poco conto, chiamiamolo un problema “morale”:
quello delle responsabilità della Tv nella messa in onda di certe immagini e di certi argomenti più spinosi.
De Santis sottolinea giustamente il peso che grava sulle spalle della televisione che gioca il ruolo di “cassa di risonanza” dei temi trattati e che spesso il pubblico recepisce come veri anche quando non lo sono, per il potere affabulatorio che l’immagine ha in sé e che suscita in noi un senso di verità non manipolata e degna di fiducia.
E’ a questo punto che l’autore televisivo si trova al bivio e si chiede se è meglio offrire sullo schermo un’informazione completa che dia spazio a temi controversi o evitare di trattare certe questioni scottanti in maniera tale da non turbare lo spettatore ma allo stesso tempo negandosi la possibilità di chiarirgli questioni che solo i libri potrebbero chiarire. [3]
L’intervento di De Santis è importante per capire che non sempre un programma televisivo, sebbene costruito con il massimo della perizia storica da figure esperte, possa essere compreso e accettato da pubblico e critica, in quanto può essere comunque soggetto ad ambiguità.
I temi storici sono però tutti più o meno controversi e negarsi la possibilità di parlare dei più scottanti significherebbe, a mio avviso, smettere di parlare di storia in televisione.
Credo quindi che l’autore televisivo debba correre certi rischi, ma di sicuro ponendosi davanti questo “dubbio morale” citato da De Santis prima di decidere sulla messa in onda.
Nel caso della Fiction storica viene spesso da pensare che questa “Moralità” non esista.
Si dà per vera una vicenda e il contesto storico che le fa da cornice ma poi succede che certi temi vengano trattati con evidente superficialità al solo fine di strappare una lacrima o suscitare una qualsiasi emozione e che la verità tanto declamata rimanga solo un’ombra.
La giustificazione pare essere che la Fiction sia un prodotto di finzione ed è iinnegabile che sia così. Non si possono attribuire alla fiction lo stesso valore divulgativo e le stesse finalità di un documentario o reportage storico. Ma resta comunque il fatto che a volte il regista si prenda il diritto di calcare la mano su certi sentimenti e su scene assolutamente surreali pur di creare sensazione, in barba a qualsiasi consulente storico e, a mio avviso, senza rispetto nei confronti del pubblico che si aspetta di assistere ad una trasmissione che gli fornisca un’informazione storica corretta che non debba per forza essere eccessivamente soggetta alle “interferenze” di tragedie familiari, amori e morti nate dalla fantasia di registi e sceneggiatori.
E’ però naturale che in una televisione come quella italiana che dagli anni ottanta ha capito l’importanza di parlare di storia e che da circa dieci anni lo fa anche attraverso la fiction, possa diventare comune il fatto di trovarne molti di non eccellente qualità.
E’ però naturale che in una televisione come quella italiana che dagli anni ottanta ha capito l’importanza di parlare di storia e che da circa dieci anni lo fa anche attraverso la fiction, possa diventare comune il fatto di trovarne molti di non eccellente qualità.
Gli storici sono subordinati al lavoro dei registi, ma questi a loro volta sono subordinati alla logica della concorrenza e degli ascolti che li porta a fare delle scelte che probabilmente a volte prescindono dalle loro convinzioni personali.
Milly Bonanno, in qualità di Direttore dell’Osservatorio sulla Fiction Italiana che da anni si occupa dell’osservazione e dell’analisi della fiction italiana ed europea, si erge però a difesa dello sceneggiato storico e trova un punto di incontro tra il mondo degli storici accademici e quello della televisione offrendo un’interpretazione della fction che forse ci induce ad essere meno severi nei confronti del genere.
La studiosa parte dalla considerazione che riconoscere alla Tv il ruolo di importante fonte di consapevolezza storica non equivale a considerarla una fonte sempre adeguata e veritiera. Ciò non toglie che la televisione elabori un sapere storico valido tanto quanto quello prodotto dalla storiografia ufficiale, ma di natura diversa. La Tv infatti - e la fiction in particolare - si muove nel campo della storiografia e della memoria popolare e per questo risulta essere meno interessata all’accuratezza e più propensa alla semplificazione, meno interessata a perseguire l’obiettivo della conoscenza analitica e più motivata dall’obiettivo di raggiungere un coinvolgimento emozionale dello spettatore.
E’ questo suo essere così interessata alla storiografia popolare che la “scagiona” dalla colpa di essere troppo “presentista”, ossia di descrivere il passato attraverso schemi percettivi e valutativi del presente.
Infatti, secondo la Bonanno, non è una pecca ma una prerogativa della storiografia e delle forme d’arte popolare quella di rivisitare il passato e offrirne versioni rielaborate alla luce della sensibilità e dei problemi contemporanei. Il passato diventa così utile poiché usato a beneficio di un presente di cui elabora problemi e controversie. E’ per questo diverso approccio alla storia che la Tv – ma anche il cinema e il documentario di repertorio – deve essere considerata come complementare alla storiografia accademica e non antitetica ad essa. La storia non è un bene da lasciare soltanto nelle mani degli storici e anche il più popolare dei generi televisivi può contribuire ad una divulgazione del sapere storico.[4]
Ora tocca a voi. Dite la vostra!
Ora tocca a voi. Dite la vostra!
Nella foto: una scena tratta dalla fiction Rai Il cuore nel pozzo. Fonte www.lasvolta.net/
[1] Luigi Ganapini, Siamo obbligati a confrontarci con le immagini? , intervento pubblicato nel volume di Luisa Cigognetti, Lorenza Servetti, Pierre Sorlin, La storia in televisione. Storici e registi a confronto, op. cit., pp. 33-37.
[1] Luigi Ganapini, Siamo obbligati a confrontarci con le immagini? , intervento pubblicato nel volume di Luisa Cigognetti, Lorenza Servetti, Pierre Sorlin, La storia in televisione. Storici e registi a confronto, op. cit., pp. 33-37.
[2] Guido Crainz, Il punto di vista dello storico. Intervento pubblicato nel volume di Luisa Cigognetti,
Lorenza Servetti, Pierre Sorlin, La storia in televisione. Storici e registi a confronto, op. cit., pp. 39-48.
Lorenza Servetti, Pierre Sorlin, La storia in televisione. Storici e registi a confronto, op. cit., pp. 39-48.
[3] Sergio De Santis, Storia in Tv e Tv come Storia intervento pubblicato nel volume di Luisa Cigognetti, Lorenza Servetti, Pierre Sorlin, La storia in televisione. Storici e registi a confronto, op. cit., pp. 59-70.
[4] Milly Buonanno, Le radici e le foglie. La fiction italiana, l’Italia nella fiction. Rai Eri, 2006
NB Contenuti tratti da "Come la Televisione racconta la Storia. La fiction su Giorgio Perlasca e le sue fonti" e protetti da Creative commons.

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10 commenti:
Purtroppo le fiction italiane sono pessime il più delle volte. Ho visto che hai fatto una tesi su Perlasca: ecco, per esempio quella fiction era fatta molto bene.
Complimenti per l'argomento del blog, super interessante e di attualità.
Ciao.
Rubius
Grazie del commento Rubius. Ci conosciamo già?
Si esatto, ho fatto la tesi proprio sulla fiction dedicata a Giorgio Perlasca. Al più presto scriverò un articolo dedicato a questo programma.
Ciao! :-)
Complimenti, mentre leggevo avevo la netta sensazione di leggere un articolo molto ben fatto che prova a capire le mille sfaccettature della questione con un giusto cocktail tra analisi scientifica, e tue impressioni.Penso che questo articolo sia degno di apparire su qualche giornale importante (mi viene da pensare a certe pagine di approfondimento tipo quella del manifesto o di altri quotidiani).Mi permetto di aggiungere, forse perche' e' una mia fissazione,che tra le "motivazioni" di chi produce il film a volte ci sia la volonta politica di revisione della storia.
Un altra considerazione che mi viene da fare e' che spesso le tragedie o le lacrime aggiunte dai registi sono purtroppo molto apprezzate da un certo tipo di pubblico piu' attento alle facili finte commozioni che alla conoscenza.
Grazie ancora per il tuo articolo e per la possibilita' di dialogo che hai creato.
Ciao
Angelo Mottese
Complimenti, mentre leggevo avevo la netta sensazione di leggere un articolo molto ben fatto che prova a capire le mille sfaccettature della questione con un giusto cocktail tra analisi scientifica, e tue impressioni.Penso che questo articolo sia degno di apparire su qualche giornale importante (mi viene da pensare a certe pagine di approfondimento tipo quella del manifesto o di altri quotidiani).Mi permetto di aggiungere, forse perche' e' una mia fissazione,che tra le "motivazioni" di chi produce il film a volte ci sia la volonta politica di revisione della storia.
Un altra considerazione che mi viene da fare e' che spesso le tragedie o le lacrime aggiunte dai registi sono purtroppo molto apprezzate da un certo tipo di pubblico piu' attento alle facili finte commozioni che alla conoscenza.
Grazie ancora per il tuo articolo e per la possibilita' di dialogo che hai creato.
Ciao
Angelo Mottese
Caro Angelo, innanzitutto grazie del commento. Anche stavolta mi trovi d'accordo con le tue opinioni.
La strumentalizzazione politica di certe fiction merita un discorso a parte in quanto tema piuttosto delicato e non facile da affrontare.
Lo farò, come ti accennavo, pubblicando un articolo sulla fiction "Il Cuore nel pozzo" (fiction sulle foibe)in cui il tentativo di strumentalizzazione da parte di un certo schieramento politico è stato a mio avviso palese. In quel caso, come leggerete, il regista Negrin e gli attori protagonisti (Gullotta, Fiorello)presero le proprie distanze da certe "manovre".
Continua a seguirmi sul blog :-)
Grazie.
Cara Irene avevo già letto un tuo post su un altro forum sullo stesso tempo e noto che le tue riflessioni sono molto acute.
Purtroppo le fiction storiche risultano spesso non all'altezza perchè la gente continua a vederle nonostante gli evidenti strafalcioni. Alle reti interessano gli ascolti e se quelli vanno bene...bè non si preoccupano tanto della correttezza del dato storico. E a noi poveri spettatori più esigenti non resta che sbadigliare ed aspettare.
Mauro da Roma
Credo fermamente che la televisione abbia una grande responsabilità, così come chi la produce e chi investe in prodotti di qualità scadente e coerenza storica dubbia. Quando, poi, quello che è il problema più serio e grande di un paese finisce per diventare un mondo quasi perfetto con le sue regole e le sue ragioni, la questione è ancora più grave. Grazie al cielo,esistono opere(Romanzo criminale,giusto per fare un esempio)che riecono a mostrare la realtà (la più triste)per quello che è, contribuendo forse a fare riflettere un po' di più lo spettatore su cosa comporti davvero fare la scelta sbagliata.
Grazia
Credo fermamente che la televisione abbia una grande responsabilità, così come chi la produce e chi investe in prodotti di qualità scadente e coerenza storica dubbia. Quando, poi, quello che è il problema più serio e grande di un paese finisce per diventare un mondo quasi perfetto con le sue regole e le sue ragioni, la questione è ancora più grave.
Grazie al cielo,esistono opere(Romanzo criminale, giusto per fare un esempio)che riecono a mostrare la realtà (la più triste)per quello che è, contribuendo forse a fare riflettere un po' di più lo spettatore su cosa comporti davvero fare la scelta sbagliata.
Grazia
Ciao Grazia, ti ringrazio per il commento. Hai citato uno dei migliori esempi di cinema italiano degli ultimi anni. Grazie!
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